Giufà e i due topini
Pensando di fare uno scherzo ai suoi compagni, Giufà disse alla
moglie:
- Farò venire a pranzo quattro amici, prepara cuscuss,
pesce, pollo e frutta e la tavola apparecchiata.
Sicuramente, ti chiederanno come avrai fatto a sapere della loro venuta, visto
che hai preparato tutto, e tu dirai che è stato un topino
Finito di accordarsi con la moglie, prese un topo e lo legò ad
una gamba del tavolo; poi prese una altro topo, lo mise
in una gabbietta e, andando via, se lo portò con sè.
Per strada Giufà,
mentre la gente lo guardava, faceva finta di parlare con il topo e
quando giunse ad una trattoria si sedette ad un tavolo con la gabbietta ben
in vista.
Alcuni amici, vedendolo, si avvicinarono e gli dissero:
- Giufà, ma che sei uscito di testa che parli col topo?
Giufà, volendo
far intendere che il topolino era capace di capire tutto quello che diceva e
che era in grado di svolgere qualsiasi commissione, sfidò i suoi amici a
constatare di persona l'intelligenza del topo; con la seguente proposta:
- Amici di poca fede, siete in quattro e vi invito tutti a
pranzo per riempirvi la pancia.
Poi rivolgendosi al topo continuò a parlare:
- Va' da mia moglie e dille di preparare cuscuss, pesce,
pollo e frutta, perché porterò degli amici a pranzo.
Giufà aprì la gabbia e fece andare via il topo, che se ne andò via di gran corsa.
Verso mezzogiorno Giufà e i suoi amici andarono al pranzo promesso e
trovarono la tavola pronta e imbandita. Meravigliati di vedere tutto pronto,
chiesero alla moglie di Giufà chi l'avesse avvertita del loro arrivo.
La moglie di Giufà rispose, come era rimasta d'accordo col marito, indicando
il topo legato al tavolo:
- È stato il topino.
Presa per buona la risposta, si sedettero a tavola e mangiarono riempiendosi la pancia. Durante
e dopo il pranzo gli amici di Giufà fecero continuamente proposte per comprare
il topo.
Giufà rispondeva di non volersene disfare, perchè un animale così intelligente e
servizievole non si sarebbe più trovato. A queste obiezioni gli amici
rispondevano con offerte di denaro sempre più cospicue. Ma, quando uno degli
amici gli propose di acquistarlo per 10000 denari, Giufà giudicò che potevano
bastare e disse:
- Va bene! Mi dispiace molto separarmene, ma visto che insistete
tanto e che sei mio amico ti venderò il mio topino.
Detto, fatto e pagato, gli amici se ne andarono.
Il giorno dopo il proprietario
del topo volle provare la bravura dell'animale.
Invitò gli amici a pranzo e in loro presenza lasciò libero il topo, in modo che
potesse avvisare la moglie di preparare la tavola e le vivande.
Giunta l'ora di pranzo tutti si recarono a casa del proprietario, ma ebbero la
sgradita sorpresa di non trovare nulla da mangiare, se non poche cose per il
marito della donna.
Il padrone di casa, alle dimostranze della moglie che di topi
non sapeva nulla, cominciò a imprecare, disperarsi e urlare:
- Il mio topo.. il mio topo è sparito.. 10000 denari perduti. Dov'è il mio
topino. Giufà mi ha venduto un topo traditore!.
Calmatosi un po', pensò di andare da Giufà per farsi
ritornare i 10000 denari e gli disse:
- Mi hai venduto un topo incapace e non è stato capace di portare i miei
ordini a mia moglie. Mi hai imbrogliato! Devi ridarmi i soldi!
Giufà con calma serafica gli
disse:
- Non può essere quello che tu dici! Il topino è un animale molto
diligente e ubbidiente! Ma, dimmi: gli hai insegnato la strada di casa?
L'uomo rimase
interdetto e dovette ammettere che non l'aveva fatto
Giufà di rimando disse con aria fintamente afflitta:
- Tutto è chiaro! Il tuo topino, il mio topino si è perso per strada! Sei stato
incurante, non ti meritavi una bestia così intelligente! Mi hai deluso!
Finito di dire queste cose,
chiuse la porta e lasciò l'amico fuori a meditare sulle sue disgrazie.
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